Un intervento di recupero conservativo che non si limita a restaurare, ma che interpreta con competenza e creatività l’essenza di un edificio storico, trasformandolo in un ambiente abitativo dove memoria e modernità si incontrano in armonia.
Nel cuore della Crocetta, tra via Montevecchio e via Legnano, si nasconde un angolo sospeso nel tempo: un vicolo acciottolato dal fascino intimo e quasi parigino, incorniciato da villette e palazzine di fine Ottocento. È in questo micro-quartiere, piccolo ma significativo per la storia urbana torinese, che si colloca l’edificio oggetto dell’intervento. Si tratta di una delle palazzine appartenenti alla cosiddetta “altra isola” della Crocetta, un’area residenziale borghese che ha conservato inalterata l’impronta architettonica originaria. A testimoniarne il valore, vi è la documentazione storica conservata presso l’Archivio Storico Edilizio della Città di Torino, dove si trova una pianta datata 12 marzo 1884, firmata dal celebre ingegnere e architetto Pietro Carrera – noto anche per la progettazione della Galleria dell’Industria Subalpina. L’edificio, risalente presumibilmente al 1850, presenta le caratteristiche tipiche dell’edilizia residenziale dell’epoca: murature portanti in laterizio pieno, copertura a falde con struttura lignea originale, facciate con modanature semplici ma eleganti e spazi interni definiti da una logica distributiva ancora perfettamente leggibile. I dettagli costruttivi e decorativi riflettono il gusto sobrio e funzionale della borghesia torinese di metà Ottocento
L’intervento curato da GOODFOR rappresenta un progetto di rinnovamento che lega il passato al presente, ponendosi come esempio virtuoso di restauro contemporaneo. L’approccio progettuale si è dimostrato fortemente rispettoso dell’identità storica dell’edificio, che è rimasta pienamente leggibile anche grazie alla rimozione di interventi incongrui accumulatisi nel tempo. Il layout originario è stato preservato come elemento fondante del progetto, non solo in termini distributivi, ma anche come riferimento concettuale: la volontà non era quella di trasformare, bensì di interpretare. Questo rispetto per la struttura storica ha permesso di generare un insieme armonico di elementi, capaci di dar vita a un’atmosfera nuova, perfettamente coerente con una interpretazione contemporanea dell’abitazione. I dettagli austeri della dimora sono, tuttora, l’eco di un tempo che non è stato cancellato. Anzi. Gli architetti ne hanno mantenuto i profili e l’autenticità, un approccio che ha favorito la creazione di un’identità nuova, in equilibrio tra memoria e contemporaneità. Le scelte materiche e cromatiche – attente, calibrate e rispettose dei caratteri tipologici del fabbricato – hanno contribuito a creare un dialogo sensibile tra passato e presente, dove ogni dettaglio concorre a un’esperienza abitativa densa di significato. L’intervento, completato il recupero conservativo dell’intero corpo di fabbrica, proseguirà ora nelle parti private, con l’intenzione di dar vita a spazi interni altrettanto interessanti, capaci di riflettere la stessa cura e la medesima coerenza progettuale che hanno guidato l’intero processo di valorizzazione.