Un progetto residenziale che non mira alla spettacolarizzazione, ma alla costruzione di un equilibrio urbano tramite un intervento di cucitura e reinterpretazione, capace di inserirsi con misura, carattere e rispetto in un tessuto urbano fatto di discontinuità. Una storia d’amore architettonica che, pur non avendo avuto il suo lieto fine, resta un contributo silenzioso alla città, un sussurro di equilibrio e rispetto.
Nel mese di ottobre 2024, il team composto da +Studio Architetti, Picco Architetti ed EP&S Engineering si è aggiudicato la gara a inviti promossa da KAUAI s.r.l. per l’ampliamento della Fondazione Paideia. Il progetto selezionato si concentra sui valori della cura, dell’inclusione e della continuità, segnando una nuova traiettoria per la trasformazione del sito. Per questo motivo, l’ipotesi insediativa residenziale elaborata da GOODFOR nel 2013 è stata accantonata. Tuttavia, restiamo convinti che quell’esperienza progettuale, nata da un’attenta lettura del luogo, contenga ancora oggi elementi di forte attualità. Una riflessione silenziosa sull’abitare e sulla possibilità di intervenire con equilibrio nei tessuti consolidati, portando qualità e coerenza senza rinunciare all’identità.
L’area oggetto d’intervento si inserisce in un isolato dalla natura eterogenea, segnato da sovrapposizioni storiche e linguistiche che vanno dall’architettura scolastica dei primi del Novecento, agli edifici residenziali del secondo dopoguerra, fino agli interventi contemporanei. Il nostro progetto ha scelto di confrontarsi con questa complessità non attraverso l’imitazione, ma con un gesto misurato, autonomo, capace di affermare un’identità progettuale che non rinuncia al dialogo con il contesto. In una trama urbana discontinua e stratificata, la proposta si colloca con coerenza, accogliendo la sfida dell’equilibrio tra riconoscibilità e continuità. L’intervento prevedeva la demolizione dell’edificio esistente, privo di qualità architettonica e in pessimo stato conservativo, con la sua ricostruzione a parità di sagoma e superficie lorda. Il nuovo volume, a destinazione residenziale, comprendeva sei unità abitative distribuite su più livelli, oltre a un piano interrato con cinque posti auto e un deposito biciclette. La distribuzione interna era improntata alla semplicità funzionale e alla piena accessibilità, con un unico corpo scala servito da ascensore e ambienti affacciati su un giardino privato interno, recuperato attraverso la riplasmazione del cortile. L’atrio d’ingresso, pensato come spazio di relazione tra interno ed esterno, garantiva un filtro tra città e residenza, valorizzando la dimensione condivisa dell’abitare. Il progetto sviluppava un linguaggio sobrio, contemporaneo, fatto di volumi netti, aggetti calibrati e aperture schermate. Le facciate alternavano setti lapidei e ampie specchiature vetrate, integrate da serramenti lignei ad alta prestazione. Nessun intento decorativo, ma la scelta di una grammatica semplice, radicata nella funzionalità e nel comfort, in grado di generare un’architettura chiara, riconoscibile ma non invasiva. Il disegno delle facciate cercava equilibrio tra pieni e vuoti, luce e ombra, solidità e trasparenza, restituendo all’edificio una presenza misurata e duratura.
Grande attenzione è stata dedicata alle prestazioni energetiche. L’integrazione tra tecnologia e architettura era pensata per garantire benessere, risparmio e durabilità. Il progetto poneva al centro la qualità dello spazio domestico, intesa come continuità tra interno ed esterno, tra vita privata e dimensione collettiva. Il giardino interno rappresentava non solo un elemento di decoro, ma un luogo da vivere, condividere, attraversare. Il piano terra ospitava un’unità abitativa con affaccio diretto sul verde, mentre i piani superiori offrivano soluzioni diversificate, pensate per diverse tipologie familiari e stili di vita. Ogni elemento del progetto, dalla disposizione planimetrica alla scelta dei materiali, era orientato alla creazione di un ambiente abitativo flessibile, accogliente e sostenibile.
Nel suo insieme, il progetto non mira alla spettacolarizzazione, ma alla costruzione di un equilibrio urbano e umano. La nuova architettura propone un intervento di cucitura, di reinterpretazione, di serena contemporaneità, coerente con le discontinuità del tessuto urbano che, paradossalmente, sono proprio la cifra identitaria di quest’area della città. In un quartiere dove convivono linguaggi architettonici distanti tra loro, il nostro edificio si inserisce con misura, carattere e rispetto, contribuendo a costruire valore urbano e relazioni durature, attraverso un'architettura che parla poco, ma dice molto.